Sarà la Germania la prima a uscire dall’euro?

1 minuto di attenzione a quello che dice il Premio Nobel Dr. Thomas J. Sargent, sperando che capiate l’inglese.

Se l’inglese non lo capite, ve lo traduco qua sotto:

“Il secondo punto è politicamente delicato. Vedete, non si dovrebbe dire in pubblico, quindi non parlatene con nessuno quando ve ne andrete (per i complottisti: il tono è ironico, ndr). Ci sono due motivi per uscire da un’unione monetaria. Voi leggete i giornali: quali paesi si dice che possano uscire dall’euro? Mettiamola così. Un paese dalla politica fiscale dissoluta, come la Grecia o la Spagna, potrebbe decidere di uscire per evitare altre minacce che mirano a imporre disciplina e controllo fiscale sul proprio governo; questo tutti lo possono capire. Però pensateci. Un paese dalla prudente politica fiscale, come la Germania, potrebbe voler uscire per evitare di dover soccorrere, o comunque per evitare di essere sempre nella posizione di dover imporre dolorose misure disciplinanti ai governi di altri paesi dell’unione monetaria. E ora ve lo dico: ci sono modi in cui la Germania può uscire dall’unione monetaria in maniera sottilissima, sofisticata e liscia come l’olio. E ho sentito persone parlare di questa ipotesi in incontri a porte chiuse.”
Vi riporto la frase in inglese, che rende ancor più l’idea: I’ve heard people talking about that behind closed doors.
Sarà la Germania la prima a uscire dall’euro, decretandone la fine? Questo è quello che un premio Nobel ci vuol far capire…

Italia (s)vendesi

Il nostro caro Ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, ha rilasciato pochi giorni fa un’intervista alla televisione americana Bloomberg, in occasione del G20 di Mosca. Conosciamo il contenuto delle sue parole: possibile vendita di quote delle più grandi società partecipate (Eni, Enel, Finmeccanica) per abbattere il debito pubblico. Vabbé, contento lui…

Ieri è arrivata la chiusura del cerchio. Guardate un po’ che coincidenza: questo articolo, pubblicato dall’agenzia di stampa Reuters, riporta l’ideona che sembra stia avendo successo ai piani alti dell’Europa. In breve: riciclare il mastodontico surplus tedesco per acquistare i gioielli di famiglia degli stati in crisi. Col fine di dar loro una mano, s’intende 😉

Ecco alcuno brani dell’articolo, tradotti per puro servizio al popolo italiano.

(Reuters) – E se i risparmiatori tedeschi aiutassero a salvare la Grecia, il Portogallo, o la Spagna, investendo nei loro asset pubblici e nelle loro aziende, invece di insistere con piani di salvataggio (bailout) finanziati dai soldi dei contribuenti?

Questa nuova idea di riciclare l’enorme surplus commerciale tedesco, per evitare privatizzazioni a prezzo stracciato nelle economie più deboli dell’eurozona, incentivando la crescita nelle nazioni del sud, viene da in economista francese, Olivier Garnier.

Il capo economista della banca Societe Generale sostiene che creare un’agenzia responsabile dell’acquisto, ristrutturazione e privatizzazione di asset di proprietà dello stato, potrebbe risolvere molti problemi dell’Europa.

La “European Treuhand (Trust) Agency” offrirebbe una conversione di debito in azioni (“debt-for-equity”) che potrebbe sistemare le finanze degli stati in crisi dell’eurozona, riducendo gli squilibri delle partite correnti che c’è tra Nord e Sud (really???, ndr) e generando investimenti nella periferia europea.

[…] Questa idea potrebbe arrivare al momento giusto, dal momento che la Cancelliera Angela Merkel sta provando ad ammorbidire l’immagine della Germania, vista come l’inflessibile impositrice di austerità, mostrando un lato più amichevole  nell’aiutare gli stati in crisi a combattere la disoccupazione giovanile.

Ma agli oppositori greci e spagnoli ciò potrebbe sembrare un tentativo di colonizzazione della Germania, piuttosto che un aiuto. Anche i risparmiatori olandesi, austriaci e finlandesi potrebbero unirsi, anche se l’agenzia europea sarebbe comunque dominata da soldi tedeschi.

Riportando le parole del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, “vogliamo mostrare che non siamo solamente i risparmiatori migliori del mondo”, Garnier dice che “(Schaeuble) avrebbe dovuto aggiungere che i tedeschi devono mostrare di essere investitori più saggi, cercando di fare un uso più efficiente dei loro risparmi e delle loro garanzie da contribuenti”.

La privatizzazione delle aziende statali e di altre proprietà è una parte fondamentale dei piani di salvataggio prescritti dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale.

Ma i continui fallimenti da parte della Grecia di raggiungere gli obiettivi di privatizzazione, mostrano come sia difficile attrarre investitori seri in nazioni in profonda recessione, cercando di vendere attività redditizie a un prezzo giusto.

I tentativi del governo greco di vendere l’azienda attiva nel settore dell’energia e del gas naturale, la DEPA, è fallito lo scorso giugno, aprendo un buco di 1 miliardo nel piano di salvataggio e sollevando ulteriori dubbi sui piani per vendere i monopoli statali.

Altrove nella regione, i cosiddetti fondi avvoltoio di investitori privati stanno cercando di acquistare partecipazioni nelle migliori aziende spagnole a prezzi irrisori, dopo che le banche salvate dalla bancarotta sono state costrette a svendere.

Nel modello di Garnier, un veicolo di investimento a lungo termine, finanziato sia dal settore privato che dal governo tedesco, potrebbe comprare questi asset, togliendoli dal bilancio degli stati in crisi, per poi ristrutturarli e venderli al momento giusto, quando cioè si potranno fare profitti.

Garnier parla di “aumentare le partecipazioni straniere nei capitali di banche e aziende”, anche se molti greci probabilmente vedrebbero ciò come un’azione ostile da parte della Germania per impossessarsi dei loro patrimoni nazionali, mentre i tedeschi potrebbero giudicarlo un modo troppo rischioso di investire i propri soldi.

Quando il famoso quotidiano tedesco Bild uscì con il titolo “Vendete al vostra isola, greci in bancarotta! – e anche l’Acropoli!”, proprio all’inizio della crisi debitoria nel 2010, ciò causò rabbia e riaccese sentimenti ostili che ancora ribollivano dalla seconda guerra mondiale.

Ecco, mi fermo qui. Per la spiegazione completa sul perché non è saggio svendere i campioni nazionali, per giunta in un periodo di crisi profonda, vi rimando al post di Alberto Bagnai sul suo blog.

P.S. Fate girare, dobbiamo far capire che abbiamo capito.