Praet (BCE) la pensa come Bagnai: l’euro ha impedito le riforme strutturali

Vi traduco un passaggio del discorso di Peter Praet (BCE) tenutosi qualche giorno fa a Washington. Se non vi va di leggere tutto per intero, passate direttamente alla frase in grassetto.

“Quando fu stabilita l’unione monetaria, le condizioni per una convergenza economica sembrarono seguire il modello prestabilito. I tassi di interesse nominali tra le nazioni più ricche e quelle più povere si allinearono rapidamente. Flussi di capitale si diressero verso le economie con bassa produttività, in cui il prodotto marginale del capitale era più alto, favoriti dal fatto che era stato eliminato il rischio di cambio all’interno della zona euro. Per fare un esempio, tra il 1999 e il 2008, l’esposizione delle banche dei paesi più ricchi verso le economie periferiche (Spagna, Irlanda, Grecia e Portogallo) aumentò di più di cinque volte. […] Apparentemente, questi sviluppi sembrarono contribuire alla convergenza: la crescita del PIL nelle nazioni meno sviluppate era generalmente maggiore che nelle nazioni più ricche. Invece, quello che ora sappiamo è che non ci fu alcuna convergenza nella produttività del lavoro. In particolare, l’accumulazione di capitale nei paesi periferici non si tradusse in una più alta crescita della produttività totale dei fattori (TFP). La TFP in realtà si scostò tra i paesi più ricchi e quelli più poveri. Infatti, fu osservata una correlazione positiva tra il livello iniziale di PIL pro capite e la crescita media della produttività totale dei fattori: i tassi di crescita più alti della TFP si verificarono in Germania, Austria, Olanda e Finlandia. Una caso speciale è costituito dall’Italia, in cui il livello iniziale di PIL pro capite era alto, ma la TFP converse al ribasso verso le economie meno sviluppate. Ciò sembra essere stato causato dal fatto che la diminuzione dei tassi di interesse reali abbia allentato i vincoli fiscali e abbia ridotto l’incentivo da parte dei governi a impegnarsi in riforme strutturali“.

Che è esattamente quello che il prof. Alberto Bagnai disse nel suo discorso alla Commissione Finanze della Camera il 4 dicembre 2013 (punto 3), citando : “è stato proprio l’accesso al credito a buon mercato, garantito dall’integrazione monetaria europea, che ha permesso ai paesi deboli di rinviare le riforme. Se non ci fosse stata una totale integrazione monetaria, paesi che si stavano indebitando troppo sarebbero stati penalizzati dai mercati con l’imposizione i tassi d’interesse più alti da subito, oltre che con la svalutazione del cambio, e semplicemente non avrebbero potuto fare quello che hanno fatto”.

Amen.

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