Quanto vale la vera INFORMAZIONE

Tratto da La Repubblica del 31 dicembre 1998. Scrive Giuseppe Turani.

L’unica novità, non di poco conto, è che, finalmente, i cambi saranno assolutamente fissi, praticamente di ferro. Faranno fede, cioè, per l’eternità i rapporti di cambio fissati durante la cerimonia del 31 dicembre. In quell’occasione viene detto che ci vogliono 1900 e rotti lire per fare un euro. E numeri analoghi vengono dati per tutte le altre monete degli undici paesi aderenti. E queste sono le famose “parità”. Ma poiché le parità delle singole monete verso l’euro sono fisse, immutabili (per la semplice ragione che nel 2002 le monete nazionali spariranno proprio dalla circolazione) ne risulta che, se volete andare in vacanza in Francia o a Berlino, non dovrete più preoccuparvi se in quel periodo (poniamo, Pasqua) il franco e il marco sono ‘su’; o ‘giù’, e quindi se la vostra vacanza sarà cara o a buon mercato. Il marco e il franco saranno esattamente là dove avranno detto che si devono trovare durante la cerimonia del 31 dicembre.

E questa, per la verità, è la grandissima novità dell’era euro. A partire dal primo gennaio non dovrete mai più preoccuparvi di ‘come vanno’ le monete degli altri 11 Paesi europei. Per mille giorni non andranno da nessuna parte, ma resteranno ferme e immobili al loro posto. Poi, scompariranno, inghiottite dalla riforma, e non le rivedrete mai più. In sostanza, “entrare” nell’euro, adesso che abbiamo fatto tutti i sacrifici, non sarà difficile: bisognerà all’inizio, tenere in tasca una di quelle macchinette e ricordarsi, ogni volta che qualcuno ci farà un pagamento in euro, che cento euro sono circa 200 mila lire.

Ma anche questa piccola e relativa confusione durerà poco. A partire dal luglio del 2002 (sempre che questa scadenza non venga anticipata), la vita del signor Rossi e del geometra Bianchi farà un deciso salto di qualità. All’inizio gli sembrerà persino che non sia vero. Le monete nazionali usciranno dalla circolazione e avremo in tasca (e in banca) solo euro. E quindi se Rossi e Bianchi si troveranno in Place Vendome e vorranno offrire un aperitivo alle loro signore, non dovranno fare altro che infilare le mani in tasca, prendere qualche euro e pagare il conto. Sempre in euro potranno anche dare la mancia al cameriere.

In realtà, dietro alle piccole novità della vita quotidiana, c’è un’innovazione di portata storica: 350 milioni di persone che (pur governati da undici diversi governi) avranno dal primo gennaio 1999 la stessa moneta. Una semplificazione enorme nei commerci e nei traffici fra tutti questi paesi e il resto del mondo. Ma, soprattutto, un modo per legare insieme i destini di questi 350 milioni di persone. E, come sottoprodotto, di questa rivoluzione, avremo la scomparsa, la cancellazione, la distruzione anche fisica, della lira. Un evento che meriterebbe celebrazioni particolari perché la lira, l’esistenza di una moneta nazionale italiana, è stato lo strumento attraverso il quale negli ultimi vent’anni o più sono stati compiuti dalla politica enormi delitti contro gli italiani (svalutazioni, inflazione, spese pazze, disordine nel bilancio pubblico). Non arrivo a dire che, senza la lira, forse oggi non avremmo tre milioni di disoccupati, ma certo saremmo nel complesso un paese molto migliore. Quindi, quando il primo gennaio 1999, la lira avrà cominciato a morire, non ci dovrebbe essere motivo di commozione, piuttosto di alzare il bicchiere, e dare un bacio alla vostra signora (o alla vostra fidanzata).

Ora, mi piacerebbe sapere se il signor Turani, un po’ di imbarazzo, a rileggere queste righe, lo prova. Le leggere inesattezze (per usare il Goofy-dizionario) di questo signore (quello che ha vomitato nel finale contro la lira è straordinario) erano ciò che gli italiani si sentivano dire ogni giorno, col fine di legittimare un cambio epocale senza passare al vaglio democratico del popolo. Alla luce di quanto è successo, delle aziende chiuse, dei posti di lavoro persi, e delle vite umane annesse a questi avvenimenti, facciamoci una domanda: quanto vale la vera informazione? Se ragioniamo in opportunity cost, e cioè a cosa abbiamo sacrificato per entrare nell’euro… beh, possiamo dire che vale tanto. Tantissimo.

A futura memoria.

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