Tutto chiaro, dal 1999

Breve annuncio. Ieri mi sono detto: perché non andare a ripescare gli articoli della piddina Repubblica all’epoca dell’introduzione dell’euro? Che dire, ci sono pezzi fenomenali. Alla luce di quello che sappiamo e vediamo oggi, tutto assume una luce diversa. Prendiamo ad esempio questo articolo, comparso su La Repubblica del 3 gennaio 1999, intitolato “I tedeschi si convertono all’euro”.

Parla Hans Tietmeyer, l’allora presidente della Bundesbank, la Banca Centrale tedesca. Ecco le sue parole: “La Banca centrale europea dovrà garantire la sua indipendenza da ogni ingerenza dei poteri politici degli undici paesi partecipanti all’ Ume” (simpatico notare come la Germania abbia un pochino di influenza sulla Bce) e aggiunge “Una politica sociale e di bilancio responsabile, riforme interne, accordi salariali moderati dovranno aiutare la Bce”.

Come scusa?! Ha proprio detto “accordi salariali moderati”? Sembra proprio di sì.  Mi volete forse dire che è dal 1999 che si parla di moderazione salariale, e nessuno a sinistra si è mai mosso per difendere quello che dovrebbe essere il suo elettorato di riferimento, e cioè i lavoratori??? Se poi si pensa che le riforme Hartz, quelle che hanno flessibilizzato il mercato del lavoro tedesco e creato i famosi minijob, sono state introdotte nel 2002, è facile capire come il disegno, per i burocrati che hanno architettato la zona euro, era già chiaro fin dall’inizio. Liberare il capitale per schiacciare il lavoro, ridistribuire ricchezza dal basso verso l’alto. Semplice.

Ma torniamo ai sinistri di casa nostra. Delle due l’una: stupidi o complici. Ma è facile capire come stanno le cose, quando ci si imbatte in un articolo come questo. Primo gennaio 2002. Introduzione fisica dell’euro. Notare le prime righe dell’articolo: la folla di Italiani a Vienna che inneggia a Romano Prodi, implorandogli di tornare in patria, e lui che prende parte alla festa con un “Boni, boni” da osteria. L’articolo prosegue, fino a toccare un punto di ruffianeria ancora inesplorato. Sentite qui:

Bolgia, Prodi è schiacciato da centinaia di italiani – «A casa non è rimasto nessuno?» – a cui si aggiungono austriaci brindanti ed euforici. Schuessel ride. «Professore, abbiamo comprato questo cappelletto con il maiale. Con l’ euro, qui i Bancomat funzionano» urla un ragazzo. «In Italia mi chiamano presidente, in EmiliaRomagna professore. Poi chi vuole Romano» racconta Prodi al cancelliere austriaco. «A me van bene tutti».

Wow. Che quadretto commovente. Una domanda affiora: come diavolo a fatto il giornalista di Repubblica, tale Marco Marozzi, a cogliere una tanto futile conversazione tra due personalità tanto importanti? Bah… Ma non perdiamoci in fesserie, parla il professore (o presidente? O Romano?). Ecco la perla economica, rispondendo agli invidiosi americani:

«Se gli americani giudicano tutta la storia con l’ esperienza del loro Paese, allora è inconcepibile per loro una moneta che non rappresenti uno Stato unico. E hanno davanti quel che è successo quando una nazione, l’ Argentina, ha voluto adottare la valuta di un’ altra, proprio il dollaro… Ma attenzione. Noi adottiamo una moneta che riguarda diversi Stati, però dopo aver messo in atto codici di disciplina che hanno cambiato questi stessi Paesi».

Aaaahhhh, Romano, e noi che ci eravamo preoccupati. Che stupidi: noi abbiamo disciplina! Eccerto…

Chicca finale: il leitmotiv che ci avrebbe accompagnato per più di 10 anni, e che tuttora sentiamo continuamente.

Pensate cosa sarebbe successo dopo l’11 settembre se non avessimo avuto la moneta unica, pensate all’Argentina, alla crisi asiatica e russa? L’euro non si è mosso per niente».

Chiaro. Se non avessimo avuto l’euro, l’invasione di cavallette non l’avremmo mica evitata. E la scampata morte di tutti i primogeniti? Quella non conta?

Ma in fondo la colpa è nostra. I Prodi, i Tietmeyer, loro ce l’hanno sempre detto. Sta lì, in un articolo del 1999, 15 (QUINDICI) anni fa. Si sono fatti i loro interessi, che c’è di male? La colpa è nostra, che andavamo a Vienna a festeggiare il professore. E che oggi prepariamo l’ascesa di Renzi e del vate Serra. Good luck!

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