La Minaccia del Mercantilismo

Ecco la traduzione di un brillante articolo di Frances Coppola a proposito dell’insostenibilità delle politiche economiche mercantiliste, di cui la Germania ne è il massimo esponente in Europa.

Bill Mitchell ha scritto una serie di post sulle circostanze che hanno portato alla richiesta di aiuto della Gran Bretagna al Fondo Monetario Internazionale nel 1976. Queste danno un affascinante comprensione dell’economia del tempo, quando la bilancia commerciale e il valore del cambio valutario erano i parametri più importanti della politica economica nazionale. A partire dalla grande rivoluzione monetarista del 1979 ci siamo dimenticati di tutto ciò: oggi siamo preoccupati dell’equilibrio fiscale, e non commerciale, svalutiamo felicemente le nostre valute e costringiamo i costi del lavoro a scendere alla ricerca di un’elusiva crescita trainata dalle esportazioni. Credo che quello che inseguiamo sia solamente un sogno.

[…] Il riequilibrio globale è difficile da accettare per molte persone negli stati occidentali, perché minaccia i loro standard di vita. In assenza di restrizioni al commercio e controlli di capitale, quest’ultimo si muove molto più facilmente di quanto si muova il lavoro, persino quando non ci sono barriere al libero movimento delle persone – nell’Unione Europea, ad esempio, la mobilità del lavoro è limitata da legami familiari e culturali. E nella maggior parte delle aree mondiali ci sogno significative barriere alle migrazioni per motivi occupazionali: tante nazioni sono felici di lasciare andare i loro cittadini, ma non lo sono quando si tratta di accogliere altre persone, perché preoccupate sulle pressioni che vengono a crearsi su infrastrutture, finanze e occupazione. Ciò vuol dire che gli squilibri retributivi tra due nazioni non si possono risolvere attraverso la migrazione, ma attraverso modifiche del livello dei salari in entrambi i paesi, oppure con rivalutazioni delle valute. Un eccesso di forza lavoro (disoccupazione/sottoccupazione) spinge al ribasso i salari, e viceversa. Se le valute vengono lasciate libere di fluttuare, allora le differenze salariali dovrebbero essere assorbite nel tasso di cambio; ma quando le valute sono ancorate tra di loro – come il renminbi cinese al dollaro americano – questi squilibri si manifestano attraverso una caduta dei salari nella nazione in cui c’è eccesso di lavoro e un innalzamento dove c’è scarsità di lavoro. Ciò può spiegare in qualche modo la continua presenza di alti tassi di disoccupazione e il declino del salario medio negli Stati Uniti, e i crescenti salari in Cina. Se così fosse, ci aspetteremmo che, alla fine, i salari si stabilizzassero in entrambi i paesi. Il problema, ovviamente, è che, mentre questo processo è buono per i cinesi, non lo è per gli americani. Quindi non è sorprendente il fatto che le proposte di imporre barriere commerciali, obbligando la valuta cinese a rivalutarsi e interferendo con il libero movimento di capitali, arrivino dagli americani.

[…] Il modello attuale del commercio mondiale è fortemente squilibrato: i paesi in via di sviluppo presentano grandi surplus commerciali, mentre la maggior parte dei paesi occidentali (con l’eccezione della Germania) presentano notevoli deficit. Si potrebbe affermare che la crescita dei paesi in via di sviluppo provenga dalla volontà da parte degli occidentali di consumare più di quello che producono e di spendere oltre le proprie possibilità, finanziando questa differenza a debito. Ma, siccome i costi di produzione stanno convergendo e i prezzi scendono sia nei paesi in via di sviluppo, sia nelle nazioni già sviluppate, questi squilibri commerciali dovrebbero iniziare a scomparire, favorendo un riequilibrio. Questa è una cattiva notizia per le nazioni la cui prosperità dipende da persistenti surplus commerciali che servono a controbilanciare una mancanza di domanda interna. Il punto è che, quando l’economia mondiale inizia a muoversi verso un modello commerciale più equilibrato, le nazioni che dipendono in gran parte dalle esportazioni ne soffriranno, a causa della loro depressione salariale e della mancanza di consumo interno. Nel report BIS 2012 (Sezione III, pagine 24-25), questo rischio è stato correlato alla Cina e, in particolar modo, alla Germania.

Il brutale riequilibrio commerciale che si sta verificando nell’Eurozona è un esempio utile per capire quello che accadrà a livello globale. Le teorie mercantilistiche si trovano anche nell’Eurozona, ma in forma differente da protezionismo o guerre commerciali di cui si è precedentemente discusso. Sebbene la Germania si opponga al protezionismo, il modello economico tedesco è neo-colonialista – vendere prodotti a nazioni-satellite più povere, le quali usano proprio i soldi che le banche tedesche prestano loro, dando alla Germania il potere di dettar legge ai propri satelliti, dal momento che ne sono finanziariamente dipendenti. Il difettoso modello dell’euro ha prodotto questa situazione: la moneta unica ha permesso ai prodotti tedeschi di essere  più economici in relazione a quelli degli stati-satellite, distruggendo la competitività di questi ultimi e incoraggiandone le importazioni e l’indebitamento. Ma ora che la profonda recessione degli stati del sud comporta che alcuni di questi stati-satellite non possono più permettersi di comprare i prodotti tedeschi, la Germania sta espandendo le esportazioni al di fuori dell’Eurozona, usando i satelliti come fonte di manodopera a basso costo: ecco spiegate le parole della Merkel ad incoraggiare gli europei a migrare in Germania. Fino a che punto questo sia un deliberato progetto politico, non è ancora chiaro. Ma l’effetto è l’impoverimento degli stati-satellite e il rafforzamento del potere coloniale tedesco, più o meno nella stessa maniera verificatasi nell’impero britannico – il quale era similmente fondato sul commercio (fortemente sbilanciato a favore della Gran Bretagna e sostenuto con la forza). Come Michael Pettis dice nel suo libro “The Great Rebalancing“, la ricerca da parte della Germania della propria prosperità ai danni dei propri vicini, deve cambiare rotta, o si correrà il rischio vero di una rottura disordinata.

L’idea tedesca che tutte le nazioni possano essere esportatrici nette, proprio come la Germania, nella misura in cui si possa abbattere la spesa interna, potrebbe funzionare per l’Eurozona se questa fosse esportatrice netta con il resto del mondo. Ma, dal momento in cui non siamo ancora in grado di esportare su Marte, non ha alcun senso in un panorama globale. Importazioni e esportazioni a livello mondiale sono uguali a zero. Se una nazione è esportatrice netta, altre devono essere importatrici nette: se ciò si verificasse per un lungo periodo di tempo, gli importatori netti diventerebbero altamente indebitati, il che li porterebbe a perdere la loro indipendenza finanziaria, oltre che a distruggere la capacità di produzione domestica e – infine – porterebbe a un declino del commercio, poiché le importazioni sarebbero insostenibili. I grandi squilibri commerciali che osserviamo di questi tempi sono storicamente anomali e insostenibili nel lungo periodo.

Il che mi porta da dove abbiamo iniziato. La bilancia commerciale è molto importante, e dovremmo considerarla molto più attentamente. Mentre la crescita rallenta nei paesi in via di sviluppo, ci dovrebbe essere un graduale ritorno a un equilibrio commerciale in molte nazioni. E il FMI dovrebbe tornare a svolgere il suo vero lavoro, che è quello di aiutare gli stati a riequilibrare la bilancia commerciale, e non quello di colludere nell’imposizione di austerità fiscale distruttiva in nazioni danneggiate da costruzioni politiche difettose, istituzioni finanziare disfunzionali e politiche di “beggar-my-neighbour” nei confronti dei principali partner commerciali.

Il Mercantilismo – e cioè l’inseguimento di surplus commerciale a spesa dei propri partner – è fondamentalmente devastante per il commercio mondiale, e persino della pace mondiale: le teorie mercantiliste di commercio sono state tra le principali cause di guerre negli anni passati. Potrebbe essere sensato utilizzare dei sussidi o imporre tariffe in maniera selettiva, col fine di proteggere nuove industrie, ed effettuare controlli di capitale per difendersi contro flussi finanziari destabilizzanti. Ma se il mondo intero iniziasse a erigere rilevanti barriere al commercio, il riequilibrio globale che sta portando prosperità a milioni di persone, verrà sostituito con la miseria globale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...