Ora la Spagna, poi noi

Giungono urla di giubilo dalla calda Spagna. Crescita esportazioni del 4.1% e disoccupazione giù del 2.6% (mensile) dopo 4 mesi di calo costante. Insomma, L’AUSTERITÀ FUNZIONA!

LOL. Ovviamente la spiegazione non si trova nelle politiche germaniche di austerità e debito-peccato. A raffreddare gli animi ci pensa l’economista Marcel Jansen, il quale sottolinea come questi segni positivi sull’occupazione siano solamente un effetto provvisorio dovuto al semplice fatto che… d’estate la Spagna crea posti di lavoro stagionali (dovuti ovviamente al turismo) che d’inverno non ci sono più.

Sfatato il mito riguardante alla rampante occupazione spagnola, ecco spiegato anche l’aumento di export: taglio ai salari. Usiamo le parole testuali del segretario al commercio del ministero del tesoro spagnolo, il cui nome è Jaime García-Legaz: “Ciò che abbiamo visto nell’ultimo anno è un sensibile aumento di competitività grazie alla moderazione salariale”. PUNTO.
L’articolo poi continua, dicendo che i dirigenti spagnoli sono riluttanti a parlare in pubblico di questa erosione dei salari, ma privatamente ammettono che è diventato più facile ottenere delle concessioni dai lavoratori. Uno di essi afferma: “ci sono persone che lavorano per diversi mesi a 300 km da casa per far funzionare i nostri impianti. Ci sono persone che lavorano nei laboratori al mattino e fanno pulizie al pomeriggio. Ci sono persone che hanno accettato un taglio salariale del 25%. Questa flessibilità non la si trova neppure in Germania o in Austria”.
Et voilà! Eccovi il quadretto allegro della svalutazione interna dei salari, quella gioiosa situazione in cui un semplice deprezzamento di cambio valutario viene sostituito a dolorose perdite di benessere ai danni dei lavoratori, costretti ormai ad accettare di tutto (pure perdere i propri diritti) pur di sfamare la propria famiglia.
Badate bene: arriveremo anche noi a questa situazione, è inevitabile. Se a voi sta bene che il vostro salario venga tagliato in nome della moneta unica e che anni di lotte per i diritti dei lavoratori vengano sacrificate sull’altare della competitività germanica, non vi resta che tornare a dormire.
Viva l’euro e viva la deflazione! 
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