Produttività

Consiglio questa semplice ma efficace lettura del professore di Economia Politica Internazionale di Harvard, Dani Rodrik. Bastano queste poche righe per capire come il mito della produttività che vanno propugnando i soloni italiani ed europei sia una grande boiata.

Partiamo dall’inizio: l’area euro è segnata da grandi gaps di competitività. Il nord, Germania in testa, accumula grandi surplus commerciali grazie alla competitività guadagnata tramite riforme e produttività. Il sud, sporco e cattivo, si affama perché le sue merci competono poco e male, causa anche della scarsa produttività.

Ma come si fa ad aumentare questa benedetta produttività? Nell’immaginario collettivo, sembra che si debba semplicemente lavorare di più. Insomma, i più bigotti nordisti vanno a immaginare che la causa sia l’operaio napoletano che si piglia u café, fuma la sigarettina, parla di calcio e non lavora come si deve. Allora ho chiesto aiuto a un campione della produttivita, il professor Bisin:

Cioè una trafila infinita di problemi italiani perpetuati nei secoli dei secoli, e che ora, in un paio di mesetti o poco più, dovrebbero essere tutti risolti in nome di più produttività = prezzi più bassi = siamo competitivi con la Germania! Certo, ci sono di mezzo una classe politica imbarazzante, sindacati che fanno catenaccio, disoccupazione altissima, rabbia sociale, suicidi. Ma chissenefrega. Facciamo queste impossibili riforme strutturali, che verranno fatte in chissà quanti anni, e che si rifletterebbero in un abbassamento di prezzi tra un secolo e mezzo.

Torniamo al prof. Rodrik, il quale semplicemente dice che è assolutamente inutile (anzi, dannoso) impuntarsi su queste beneamate riforme strutturali quando la domanda aggregata è depressa come lo è ora. Basta essere un minimo svegli: perché aumentare la produttività se poi nessuno ti compra i prodotti? Liscio come l’olio.

Poi il prof elenca una serie di provvedimenti da prendere nel breve periodo per rivitalizzare la domanda, e POI, in un secondo momento, si penserà al medio-lungo periodo (le riforme). Nella lista della spesa figura, ovviamente, un abbassamento dei salari del settore privato mediante politiche coordinate fra i paesi dell’Eurozona. Già, perché il prof parte dalla premessa che l’euro è irreversibile. Sapete, basterebbe un aggiustamento del cambio. Invece no, passiamo per la via lacrime è sangue. Il dolore ci purifica e Dio ci aprirà così le porte del paradiso.

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