Spremere… e andarsene

Uno dei tanti problemi dell’Eurozona è che ognuno, nel club dei matti, pensa solo per sé. Giustificabile, certo. Folle, se si pensa che condividiamo la stessa moneta, ma tant’è… ci limitiamo a prenderne atto.

Tra i Paesi che fanno valere il proprio peso, la Germania la fa da padrona, mentre stati come l’Italietta hanno una proverbiale propensione ad annuire sempre e comunque, anche contro gli interessi nazionali, pur di dimostrarsi fedeli alla linea del “ce lo chiede l’Europa”. Nello specifico della posizione tedesca nell’Eurozona, c’è una zona di sole e una d’ombra. La prima: la Germania ha accumulato un enorme surplus commerciale di fatto (anche) grazie all’annientamento della competizione europea interna (insieme alle benedettissime riforme, ovviamente), e ha attratto capitali dalle nazioni periferiche portando i rendimenti sui titoli di stato a livelli bassissimi. La zona d’ombra, invece, consiste nel fatto che i maggiori partner commerciale della Germania (in soldoni, chi gli compra la merce) sono proprio gli stessi stati europei affossati dall’austerità. Quindi, se da una parte la Merkel si gode i frutti di questa strana unione monetaria, dall’altra sa anche che non si può spremere all’infinito: prima o poi il succo finisce. Rimane solo la buccia, che va buttata.

Fuor di metafora, si può immaginare che la logica alquanto egoista e cinica della Germania, potrebbe (potrebbe) essere quella di sfruttare al massimo la propria posizione di vantaggio non cedendo sull’austerità e raccogliendone i frutti. Quando poi l’austerità avrà fatto terra bruciata, e le sue conseguenze saranno sentite dalle stesse aziende tedesche in termini di minori exports, la Germania potrebbe decidere di mollare tutti e uscire dal club.

Gli indizi arrivano dall’intervista che il professore della University of Texas at Austin, Yanis Varoufakis, ha rilasciato qualche giorno fa. Egli dice che i problemi dell’Eurozona si potrebbero risolvere senza strappi clamorosi (revisione dei trattati), cosa che però sembra essere ostacolata dalla Germania, per 2 motivi:

1- un sistema di supervisione bancaria a livello comunitario farebbe luce sui buchi della Deutsche Bank (e colleghe) a causa della sua (loro) notevole esposizione alla Grecia. Usando le parole originali: “Any measures that would require Greek banks to be examined more closely are likely to draw more attention to German banks too, so they would prefer to allow the zombification of Greek banks to avoid this.”

2- La Germania non vuole perdere l’opzione di poter lasciare in qualsiasi momento la moneta unica. Una risoluzione della crisi potrebbe essere quella di una maggiore integrazione a livello politico e fiscale, ma questo vincolerebbe in maniera quasi indissolubile gli stati membri.

Vuoi vedere che chi viene affamato, si dissangua per rimanere nel grande progetto dell’Euro, mentre chi se la passa meglio poi saluta tutti, ringrazia, e se ne va?

Postilla finale: ma che razza di prospettive può avere l’euro se il suo player principale considera strategicamente fondamentale il poter ribaltare il tavolo quando lo vorrà? Per carità, per quanto mi riguarda sarebbe meglio così, tornare alle monete nazionali ci farebbe benone. Ma allora diciamolo chiaro e tondo: siamo alla farsa, davvero abbiamo fatto un passo così grande senza essere seriamente disposti a portarlo a termine? Robe-da-matti.

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