Taglio salariale: il futuro roseo dell’Europa

Per chi segue la folle fiction che va in onda giorno dopo giorno in Europa, l’argomento trattato in questo post non dice nulla di nuovo. Si parla di svalutazione del lavoro, il mantra dell’elité politica europea. Il concetto è molto semplice: un’economia colpita da uno shock, come quello del 2008 proveniente dagli USA, deve assorbire il colpo in qualche modo. Una via è quella di svalutare la moneta, per permettere di rilanciare gli exports. Opzione del tutto impossibile nell’Eurozona. Un’altra via è quella di svalutare il lavoro: in questo modo i costi di produzione si abbassano, i prezzi pure, e quindi si aumentano le vendite; quelle estere, ovviamente, perché la domanda interna viene fortemente ridimensionata dal taglio salariale.

Ebbene sì, cari amici dell’Euro, l’avete voluto voi. Avendo impedito una flessibilità fisiologica della valuta, il risultato è questo: si andrà progressivamente verso una depressione degli stipendi, peraltro naturale quando una disoccupazione molto alta mette “downward pressure”.

Oggi il Guardian scrive che Rajoy considera questa misura, altamente impopolare, una delle poche opzioni rimaste alla Spagna (“una delle poche” serve a sviare l’attenzione, in realtà è l’unica, nda). Inoltre, quando sentiamo politici, economisti e giornalisti de noiatri che si riempiono la bocca delle parole produttività e competitività, vogliono arrivare a questo: il taglio salariale. Non dimentichiamoci che il segreto della performance tedesca in quanto a competitività si chiamano “riforma Hartz”, “minijobs” e “reddito minimo garantito”, che hanno creato un bel bacino di lavoro precario che conta più di 7 milioni di persone a meno di 400€ al mese. SETTEMILIONI QUATTROCENTOEUROALMESE.

Evviva l’euro, evviva chi ce l’ha. Il futuro dell’Europa? Roseo.

 

Annunci

Post I

Ma sì, iniziamo questo progetto con una bella frase tratta dal sito della Commissione Europea:

Un’ultima considerazione, ma non certo la meno importante: l’euro è, per i cittadini dell’UE, un simbolo tangibile della loro identità europea, di cui non possono che essere sempre più orgogliosi, man mano che l’area dell’euro si amplia moltiplicando i suoi benefici effetti per i membri attuali e futuri.                                                             

Ebbene, di orgoglio tra gli europei sicuramente non ce n’è, se non in qualche burocrate che dalla costruzione del baraccone euro ne trae lo stipendio. Figuriamoci, poi, se a qualche italiano, greco o portoghese, verrebbe mai in mente di esaltare i benefici della Moneta Unica. Lo potrebbe fare un tedesco, forse; ma anche no.

In questa follia generale, dove al fuoco della crisi si butta la benzina dell’austerità, e dove, nonostante tutto, i popoli europei si trova ancorano favorevoli al mantenimento dell’Euro (senza poi saperti spiegare il perché – vedi alla voce “terrorismo psicologico”), ritengo necessaria un’opera di aggregazione e distribuzione di interessanti punti di vista espressi da persone che di economia ne sanno qualcosa – oddio, saperne di economia non vuol dire automaticamente dire cose giuste. C’è chi è in malafede e butta nel cestino persino il tomo di Economia 101, e chi (R&R?) addirittura inserisce i dati sbagliati nel foglio di Excel, just sayin’.

L’opera di aggregazione e diffusione avverrà principalmente sul giornale online €UROCRAZYA, ove compariranno articoli o post che verranno proposti perché vanno nella direzione giusta – nel modesto giudizio del direttò du ggiornale – o anche perché vanno in quella sbagliata, ed è quindi giusto riderci sopra.

Un’ultima cosa: conoscere l’inglese è necessario. Non conoscerlo significa essere schiavi (1) degli economisti de noiatri e (2) dei giornalisti de noiatri. Le due categorie sopracitate vanno per larga parte ignorate, se si vuole abbandonare l’irrazionale stato di terrore e abbracciare una consapevolezza più o meno nitida sullo stato delle cose. English makes you free.

Buon divertimento!